Cosa si intende per Bradicardia?

La bradicardia è una condizione patologica nella quale il ritmo del cuore diviene insufficiente. Ciò può avvenire per una mancata formazione dell’impulso che fa battere il cuore, che origina in una struttura denominata nodo seno-atriale, o per una alterazione della conduzione di tale impulso che può avvenire nel nodo seno-atriale stesso, nell’atrio o nella regione di passaggio da atrio a ventricolo, denominata nodo atrio-ventricolare. In tutti i casi la frequenza cardiaca è generalmente inferiore a 60 battiti al minuto in maniera costante oppure possono verificarsi dei veri e propri arresti del battito cardiaco. La conseguenza di queste patologie può essere un battito cardiaco irregolare o rallentato. In questo caso al corpo viene fornita una quantità di ossigeno troppo ridotta, in particolare in caso di sforzo fisico, con conseguenti sensazione di vertigine, stanchezza o mancamenti.

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Come si può curare una Bradicardia?

La bradicardia può essere causata da fenomeni transitori, come alterazioni degli elettroliti nel sangue, l’ischemia cardiaca o l’utilizzo di farmaci antiaritmici e beta-bloccanti, oppure può manifestarsi in maniera permanente. Nel primo caso si risolve curando il fattore scatenante. Nel secondo caso invece è necessario provvedere ad una cura definitiva mediante l’applicazione di un Pacemaker. Il pacemaker è un piccolo dispositivo a batteria impiantato all’altezza del pre-pettorale, collegato a uno o due elettrocateteri che, per via venosa, si ancorano all’interno del ventricolo e dell’atrio destro.

 

Com’è fatto un Pacemaker?

La cassa è in titanio e, al suo interno, è contenuta una batteria agli ioni di litio (della durata di circa 10 anni). Gli elettrocateteri sono rivestiti da poliuretano o silicone.

Come funziona un pacemaker?

I pacemaker sentono l’attività cardiaca e intervengono quando necessario, stimolando il cuore elettricamente. Impediscono, in questo modo, che il paziente scenda al di sotto di una certa frequenza.

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Quali sono le condizioni che necessitano l’impianto di un pacemaker?

  • Bradicardia sintomatica
  • Blocco atrio-ventricolare
  • Pause del battito cardiaco che durano più di 3 secondi
  • Sindrome bradicardia-tachicardia, ovvero l’alternanza di ritmo sinusale bradicardico e di fibrillazione atriale

 

Come avviene l’impianto di un pacemaker?

La durata dell'operazione di impianto è solitamente inferiore ad un'ora. Di regola, viene applicata un'anestesia locale in un punto al di sotto della clavicola e praticata una piccola incisione nella pelle. Poi l'elettrocatetere del pacemaker viene spinto con cautela nel cuore attraverso una vena. Poiché i vasi sanguigni sono insensibili al dolore, per questa procedura non è necessaria un'ulteriore anestesia. Tramite un monitor dei raggi  X, il medico controlla il corretto posizionamento dell'elettrocatetere nel cuore.  Una volta testato il funzionamento dell'elettro- catetere, questo viene collegato al pacemaker.
Il pacemaker viene impiantato sotto la clavicola in una piccola “tasca”. Al termine il medico chiude l'incisione con alcuni punti di sutura.

 

Come si svolge il periodo post impianto?

Dopo l’intervento il paziente deve rimanere a letto per circa 10-12 ore, dopodiché potrà cominciare a deambulare. Il giorno dopo la procedura di impianto si effettua una radiografia del torace di controllo per verificare che tutto sia in ordine e che non si siano verificate complicanze come il pneumotorace. Le dimissioni di norma avvengono il giorno successivo. Nelle mie procedure utilizzo soltanto fili riassorbibili, e non richiedono quindi di essere rimossi, e la ferita deve restare coperta per circa 7 giorni assumendo quotidianamente antibiotico per prevenire l’infezione della ferita. Dal momento della dimissione si richiede al paziente di utilizzare il braccio sinistro con cura per circa 3 mesi (non alzare il braccio sopra la testa, non sollevare pesi, non nuotare ecc). Inoltre il paziente dovrà effettuare dei controlli periodici ogni 6/12 mesi per verificare il corretto funzionamento del Pacemaker.